Vi ricordate la stagione 2010 del campionato Superbike? Quando Max Biaggi dovette sudare le proverbiali sette camicie per regolare un coriaceo Leon Haslam e vincere il titolo? Ecco, probabilmente anche l’inglese la ricorda bene, specie in questa fase, probabilmente l’ultima, molto difficile della sua carriera. Il 2021 di “Pocket Rocket” infatti è iniziato in maniera davvero negativa, complici anche le problematiche croniche di una Honda che oramai ha disatteso senza mezzi termini le attese.

Ma mentre Alvaro Bautista con la stessa moto ha mostrato a Misano dei (tenui) segnali di ripresa, Haslam è sprofondato senza riuscire a trovare appigli. Dopo aver incassato più di un secondo dalla vetta in Superpole l’inglese ha chiuso 14° Gara 1, a circa 21 secondi dal compagno 6°, e nella giornata di domenica le cose non sono cambiate, con l’11° piazza in Superpole Race e soprattutto la caduta nelle prime fasi di Gara 2.

E adesso?


Con tali premesse, è difficile pensare che il proseguo della stagione possa regalare a Leon delle soddisfazioni, ed al contempo è difficile credere che la sua carriera in Superbike possa continuare. Haslam del resto ha da poco spento 38 candeline, un numero certamente importante per un pilota, ed i pochi stimoli dettati dalle prestazioni sue e della Honda potrebbero fare il resto.

Sullo sfondo potrebbero tornare le sirene del BSB, ma il titolo vinto in Superbike nel 2018 potrebbe al contempo essere stato il capitolo finale della sua avventura in patria, in linea con il normale pensiero di un pilota: veni, vidi, vici. L’opzione ritiro torna dunque la prima della lista, ma senza svilire i traguardi raggiunti da Leon, tante volte vicino a quell’impresa mai arrivata.

Del resto i numeri parlano chiaro. In 287 gare Haslam ha raccolto 5 vittorie ed un totale di 45 podi, con 3 pole position e 6 giri veloci. Nel corso di queste quasi 300 gare l’inglese ha guidato praticamente tutte le moto che hanno scritto le pagine di storia della Superbike negli ultimi 15 anni: da BMW ad Aprilia, passando per Kawasaki e Suzuki, fino ad arrivare alla Honda. Insomma, “Pocket Rocket” ha lasciato il segno. Ricordate il 2010?