SBK: la regola degli scarti non avrebbe infranto il dominio di Rea

SBK: la regola degli scarti non avrebbe infranto il dominio di Rea© GpAgency

La statistica: con la norma che permette di eliminare i peggiori risultati, il Mondiale avrebbe ugualmente vissuto l’egemonia del pilota Kawasaki. La stessa regola, però, avrebbe regalato un titolo a Mertens e Haga, il bis a Sykes e il poker a Bayliss

Quando uno sportivo, o un team, inizia a vincere “troppo” si crea un problema di interesse tra i tifosi e i media che non sono suoi connazionali: finché a fare scorpacciata di trionfi erano la Ferrari in Formula 1, Valentino Rossi nel Motomondiale o la Ducati in Superbike il problema non si poneva per noi italiani. Ma se a fare filotto è Jonathan Rea con la Kawasaki la disaffezione del nostro appassionato medio è evidente. Il problema, sentiamo ripetere spesso, è la quasi perfezione del nordirlandese, i cui errori – vedi cadute – sono di gran lunga meno frequenti di quelli dei rivali. Per ovviare a questo problema, e quindi cercare di neutralizzare i diversi “zero” in cui sono incorsi negli anni gli altri pretendenti al titolo abbiamo pensato di riscrivere la storia, riesumando gli scarti. Nel tentativo di arrivare a un’analisi non casuale abbiamo preso in considerazione tutte le stagioni del Mondiale già archiviate. Abbiamo messo a confronto la classifica finale con altre quattro, costruite prendendo in considerazione uno, due, tre e addirittura quattro scarti.

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Nessun cambiamento


L’anno scorso, per dire, Rea vinse con 55 punti di vantaggio su Scott Redding (360 a 305) ma anche applicando quattro scarti – cioè cancellando i quattro peggiori risultati di manche di ciascun pilota – non soltanto la sostanza non sarebbe cambiata ma anche il distacco sarebbe mutato di poco: 43 lunghezze di differenza, 342 a 299. Infatti il pilota Kawasaki incassò uno zero per la caduta in Gara 1 in Australia, prese due soli punti con il 14° posto in Gara 2 all’Estoril, cinque punti con il 5° posto nella Superpole Race sempre all’Estoril e altri nove per il 2° posto nella Superpole Race ad Aragón. Il ducatista invece avrebbe scartato i ritiri di Aragón ed Estoril, l’8° posto nella Superpole Race (2 punti) a Barcellona e il 6° nella gara-sprint (4 punti) dell’Estoril.

Nel 2019 Rea vinse con 165 punti di vantaggio su Alvaro Bautista che pagando quattro “zero” (tre ritiri più un 17° posto a Laguna Seca) sarebbe rimasto a 498. Jonathan, però, avrebbe lasciato con gli scarti appena 29 punti, frutto di un quinto, un quarto e due secondi posti nelle Superpole Race. In altre parole i due sarebbero stati separati da 136 punti, un’enormità. Un caso analogo si sarebbe manifestato, con gli scarti, anche l’anno precedente: Rea avrebbe battuto Chaz Davies di 165 punti invece dei 189 che sono stati refertati. Stessi protagonisti e stesso esito, pur con gap più contenuti nel 2017: i 153 punti di differenza sarebbero diventati, con quattro scarti, 117. Gli scarti avrebbero invece cambiato la classifica finale del 2016 ma soltanto per i due gradini meno nobili del podio: già con due scarti Davies avrebbe sottratto la seconda piazza a Tom Sykes (445 punti a 443), risultato confermato con tre (445 a 435) e quattro scarti (439 a 425). Rea, però, sarebbe ugualmente stato trionfatore, con un margine sul vice campione compreso tra 30 e 51 punti a seconda del numero di risultati cancellati.

Pure nel 2011, 2012, 2013 e 2015 l’esito finale della contesa non sarebbe cambiato con nessuna combinazione fino a quattro scarti. Singolare soprattutto il caso del 2012, perché Max Biaggi sconfisse Sykes per soltanto mezzo punto. Entrambi però incapparono in tre “zero” e quindi anche con tre scarti sarebbero rimasti rispettivamente a 358 e 357,5 punti. Il quarto peggior risultato del romano fu il tredicesimo posto in Gara 2 in Germania (tre punti) mentre quello dell’inglese fu il 12° in Gara 2 in patria (quattro punti), e sottraendo questi punti il pilota dell’Aprilia avrebbe vinto il titolo per un punto e mezzo.

Le poche eccezioni


Nell’ultima decade, l’eccezione è rappresentata dal 2014: Sylvain Guintoli fu campione con 416 punti contro i 410 di Sykes che però si ritirò in Gara 1 a Sepang. Il francese dell’Aprilia, invece, raggranellò sempre punti: la sua peggiore prestazione fu il 9° posto in Gara 2 ad Assen e togliendo quindi questi sette punti Guintoli sarebbe sceso a 409, finendo dietro alla Kawasaki. Anche con due scarti Sykes avrebbe vinto il titolo (402 a 400), così come con tre (393 a 391) e quattro scarti (382 a 381).

In precedenza il sorpasso sarebbe avvenuto altre tre volte: nel 1989 Stéphane Mertens avrebbe beffato Fred Merkel soltanto con tre scarti (265 a 263), ma con quattro sarebbe tornato dietro all’americano per appena un punto (257 a 258). Nel 2002 invece sarebbe bastato almeno uno scarto per ribaltare tutto a beneficio della Ducati, per colpa della caduta di Troy Bayliss ad Assen: con lo scarto l’australiano sarebbe rimasto a 541 mentre Colin Edwards avrebbe scartato un 4° posto (!) crollando a 539.

Nel 2007 sarebbero serviti due scarti a Noriyuki Haga per scavalcare James Toseland. Casi sporadici, a dimostrazione che raramente gli scarti rappresentano la soluzione per riequilibrare un campionato dominato da un binomio pilota-moto troppo superiore.

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