SBK, Max Biaggi: "Nel 2007 in Suzuki iniziò la mia nuova vita"

SBK, Max Biaggi: "Nel 2007 in Suzuki iniziò la mia nuova vita"© GpAgency

il ritorno in pista dopo un anno di stop riaccese l’entusiasmo del Corsaro che, con tre vittorie e 17 podi, lottò per il titolo. con la GSX-R 1000 K7 di Batta e Pirovano ("Il mio fantastico braccio armato" ricorda Max) iniziò la seconda fase della carriera del romano: quella in Superbike

Perso il numero 1 nel 2006, per riconquistare la leadership nel mondiale Superbike la Suzuki si affidò a un nome di enorme prestigio, Max Biaggi, approdato fra le derivate dalla serie dopo un anno di stop dalla MotoGP. Un’occasione importante sia per il Corsaro, che dopo quattro titoli nel Motomondiale si rimise in discussione in un ambiente nuovo, che per la Casa giapponese, che ingaggiò un pilota famoso anche al di fuori del mondo sportivo, e in grado di accrescere la popolarità della Superbike. Pur essendo al debutto nel mondiale SBK, Biaggi – affiancato dal giapponese Yukio Kagayama - disputò una stagione positiva sulla Suzuki GSX-R 1000 K7 del Team Alstare di Francis Batta, con tre vittorie, una addirittura al debutto in Qatar, e 17 podi. Il romano restò in lotta per il titolo per tutta la stagione, conclusa con un bel terzo posto.

Tuttavia l’esperienza con la Suzuki si concluse già al termine di quella stagione: l’accordo con Batta, infatti, non venne rinnovato, complice l’abbandono dello sponsor principale Corona Extra. Passare dalla MotoGP alla Superbike è un grosso cambiamento (“Non conosco gran parte delle piste su cui correrò e non ho mai guidato una Superbike neppure per strada” disse l’allora trentacinquenne), però Max si appassionò subito al mondo delle derivate dalla serie. E forse fu proprio la diversità ad affascinarlo.

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Il primo impatto con le derivate di serie


“I piloti del Motomondiale hanno sempre avuto grande rispetto per i colleghi della Superbike, che mai sono stati considerati di 'serie B': sappiamo quanto sia difficile e quanto coraggio serva per guidare le moto derivate dalla produzione" spiegò Biaggi ricordando il salto da un paddock iridato all’altro. "Quando la provai per la prima volta, trovai la SBK più 'grossolana' rispetto alla MotoGP, le reazioni in sella erano più lente rispetto al prototipo, ma molto derivava dal peso e dalle gomme, perché i cavalli non erano pochi. Però, poi, una volta presa confidenza, la Superbike divenne molto divertente: parliamo di moto che danno spazio all’interpretazione del pilota ed è possibile essere competitivi anche senza una guida precisa, a differenza della MotoGP”. Il debutto avvenne in una giornata storica: sabato 28 ottobre 2006, sulla pista di Vallelunga. “Dopo l’emozione pazzesca vissuta allo stadio Olimpico nel ’94, quando feci il giro di pista davanti 80-90.000 persone, prima di Roma-Cagliari, il test che Batta organizzò a Vallelunga fu un abbraccio incredibile con i tifosi. L’ingresso era libero, il circuito di Vallelunga si aspettava poche persone invece le tribune erano piene. Un’iniezione di fiducia che non mi sarei mai aspettato dopo un anno di stop. Avevo trovato un team fantastico che si era legato a me e la Superbike divenne il mio obiettivo primario. Volevo centrare la vittoria alla prima gara. E ci riuscii….

Max lavorò per farsi trovare pronto al via della stagione. “Sono più in forma adesso di quando correvo nella MotoGP” raccontò a Motosprint a inizio 2007. “Il 2006 è stato un anno amaro, le corse mi sono mancate e ho sofferto tanto. Ma non l’ho buttato via. Ho fatto tanto fondo, ho aumentato la resistenza. Nei giorni scorsi ho dovuto fare la visita medica per riottenere la licenza. Bastava un elettrocardiogramma sotto sforzo ma già che c’ero ho fatto un controllo approfondito. Gli specialisti dell’istituto di Medicina dello Sport di Montecarlo sono rimasti di sale. Ho gli stessi parametri di un ciclista professionista”. Valori utili per un Mondiale, la Superbike, con due gare ravvicinate. “Ho simulato le due manche in Australia, con l’esatto stop che c’è tra Gara 1 e Gara 2. Mancava la tensione della competizione, ma il risultato è stato positivo. Ho superato la prova. Si può essere precisi il giusto, alla guida. Poi… se non vuoi lasciare che la nave affondi, devi tirar fuori i remi e darti da fare. È così che si porta la nave al traguardo: remando!”.

La vittoria al debutto


All’apertura in Qatar, Max sorprese tutti vincendo. Come aveva fatto al debutto in 500 con la Honda a Suzuka, nove anni prima. Come sognava, ma non osava dirlo. “È stata una gara emozionante, incredibile” disse subito dopo. “Gli avversari sono scatenati, incrociano le linee e sono abituati a sfiorarsi. Mi ricorda la 250: eravamo sei-sette là davanti, entravamo in curva senza sapere cosa sarebbe successo. Mi hanno dato un colpo in rettilineo, ma non mi sono accorto di nulla. Avrei voluto che ci fosse anche il boss Francis Batta nel box a urlare insieme agli altri. Spero che si sia divertito, e che si rimetta presto”.  Batta, colui che aveva voluto Max in Superbike, seguì la gara da un ospedale in Belgio, dove era ricoverato. “Ho visto la vittoria di Max in televisione” raccontò a Motosprint. “È stata la soddisfazione più bella che potessi vivere. È stata dura convincere i giapponesi, ma ora sanno che avevo ragione io. Biaggi è uno dei migliori piloti del Mondo, ha fatto una gara strepitosa. Si è adattato molto in fretta alla Superbike e sono convinto che possa andare molto lontano”.

Max si emoziona ancora quando pensa a quella vittoria. “Mi ricordo il calo di tensione dopo la bandiera a scacchi. Il rettilineo del Qatar è molto lungo, e dopo il traguardo pensai a tutto il lavoro e ai sacrifici fatti per arrivare a quel risultato, anche con Fabrizio Pirovano, che poi mi è stato vicino tutto l’anno, veniva sempre con noi ed era sempre disponibile: è stato un braccio armato! All’arrivo, nel parco chiuso, l’urlo liberatorio fu un modo per ricordare che io c’ero ancora, che non ero stato messo da parte. Perché io avrei potuto correre ancora in MotoGP, ma con un team che non mi avrebbe permesso di piazzarmi nella Top 5 e allora scelsi di vincere in Superbike”. Nella seconda manche in Qatar, Biaggi sfiorò la vittoria e si piazzò a ridosso di James Toseland e davanti a Troy Corser (dal quale aveva ereditato la moto), Noriyuki Haga, Fonsi Nieto e al compagno di team Kagayama.

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Mondiale sfiorato al primo anno


Biaggi tornò sul podio in Gara 1 in Australia e in entrambe le manche a Donington, dove in Gara 2 si piazzò a un decimo dal vincitore Haga. Ancora un podio in volata a Valencia, in Gara 2, a due decimi da Toseland, e in Olanda, terzo. A Monza, in Gara 1 Biaggi fu ancora terzo, mentre nella nella seconda manche un contatto con Troy Bayliss gli girò la leva della frizione e lo costrinse a uscire larghissimo alla Parabolica per rimanere in piedi: finì quinto.  Per risolvere i problemi della Suzuki K7 a giugno Biaggi affrontò un test impegnativo al Lausitzring, in Germania: in due giorni percorse 202 giri, per un totale di 860 km. “Abbiamo modificato la geometria della moto, e nel reparto corse in Giappone stanno lavorando sui software per adattare la centralina Marelli, ma le nuove mappe saranno disponibili soltanto più avanti”, raccontò. La fiducia, però, si incrinò a Misano, dove in Gara 1 avvenne il patatrac: Biaggi, terzo, andò all’attacco di Haga e dopo il Curvone s’infilò in uno spiraglio. Ma il giapponese chiuse la traiettoria e la collisione fu inevitabile. I due piloti e le loro moto schizzarono via a 185 km/h. Ma in Gara 2 arrivò il podio per entrambi, con Haga davanti a Biaggi, entrambi regolati da Bayliss. Biaggi tornò alla vittoria a Brno, la pista dove è sempre stato protagonista: dopo un secondo posto a due decimi da Toseland in Gara 1, il romano tagliò per il primo il traguardo nella seconda manche, con 1”5 sul britannico, leader della classifica iridata, e 5”4 su Michel Fabrizio. Una vittoria giunta dopo 17 manche.

Cos’era mancato prima? “Io ci provo sempre, con tutto me stesso. Lavoro tantissimo, a casa e in pista” spiegò. “Ho passato momenti difficili ma i cavalli di razza non si danno mai per vinti. Il problema è che nelle corse soltanto il pilota non basta: per vincere serve un pacchetto uomo-moto perfetto. A volte spingendo oltre il limite puoi metterci una pezza, altre volte è impossibile”.  

Dopo un podio a Brands Hatch, Biaggi inanellò un secondo e un terzo posto al Lausitzring. Poi si arrivò all’appuntamento di casa per il romano: Vallelunga. Carico per la possibilità di correre sulla propria pista, al primo giro di Gara 1 Biaggi si esibì in un triplice sorpasso. Preludio a un successo utile per tornare in corsa per il titolo. “Mi è andata bene, Haga e Toseland si sono allargati e visto che c’ero ho infilato anche Corser” disse subito dopo la gara. “Vincere è sempre bello, ma davanti a questo pubblico e sulla pista dove ho cominciato a correre è una cosa fantastica. Sognavo questo momento da 15 anni”. In Gara 2 Biaggi si piazzò secondo, a 1”4 dal vincitore Bayliss e davanti ad Haga. Si presentò così all’ultimo round a Magny-Cours a 29 lunghezze dal leader iridato Toseland. Con 50 punti in palio, tutto era possibile. Ma al via della prima manche Toseland centrò Lorenzo Lanzi, che volò via e Biaggi fu costretto ad allargarsi nella via di fuga. Rientrato nelle posizioni di coda, Max chiuse sesto. Con il secondo posto in Gara 2, Biaggi finì terzo in campionato, scavalcato da Haga, e a soltanto 18 punti dal sogno iridato.

La sensazione è che Biaggi avrebbe potuto vincere il Mondiale già al debutto. “All’inizio eravamo competitivi, poi gli altri progredirono velocemente” racconta oggi Max. “Quando ci rendemmo conto che serviva uno step in avanti, lavorando su scarico e centralina, la moto acquisì più potenza. All’ultima gara a Magny-Cours potevo ancora vincere il titolo, ma ricordo che Lanzi alla prima curva innescò un incidente e io e Toseland uscimmo ultimo e penultimo dal gruppo e le mie possibilità di vittoria finirono. Ero competitivo, se fossi rimasto dentro…. L’obiettivo del Mondiale venne soltanto rimandato per il romano, che avrebbe conquistato due volte l’iride in Superbike. Ma quella è un’altra storia.

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