Analitico, deciso e motivato. Questo è lo Scott Redding attuale, che dopo quattro round si trova senza mezzi termini a rincorrere i vertici della classifica. L’inizio di stagione infatti non ha sorriso all’inglese di casa Ducati, nonostante le due vittorie già conquistate, ed i 66 punti di ritardo da Toprak Razgatlioglu suonano ampiamente come un campanello d’allarme difficile da ignorare. Ad ogni modo l’occhio della tigre non ha minimamente lasciato Scott, consapevole che le pagine da scrivere nel libro della stagione sono ancora tante.

Come riassumeresti la tua prima parte di stagione?

“Ho avuto più difficoltà del previsto. Abbiamo completato i test invernali con un buon assetto di base, ma una volta arrivati ad Aragon abbiamo iniziato a soffrire più del previsto come l’anno scorso, il che unito al meteo ha complicato i piani nonostante la vittoria. Ad Estoril ho vinto un’altra gara ma sono caduto perché ho dovuto spingere troppo, mentre a Misano non ho mai avuto il giusto feeling, con Michael (Rinaldi ndr) capace di vincere in scioltezza. A Donington tutte le Ducati hanno sofferto, ed io con loro: nel complesso quindi non è stato l’inizio che volevo sia per errori che per sfortuna, ma l’obiettivo resta il titolo, e per questo ci serve maggiore consistenza”.

Cosa ti è mancato in particolare finora? Ripensando anche al 2020

“Non ci manca nulla rispetto all’anno scorso, dato che siamo più o meno nella stessa situazione, e questo è il problema. Lo è perché le altre squadre hanno fatto dei piccoli ma decisivi passi in avanti, che giro dopo giro fanno la differenza: anche noi abbiamo fatto dei passi avanti nei test, ma una volta in gara abbiamo sofferto. A Misano ho faticato, poi sono venuto a fare i test pochi giorni dopo e sono stato subito più veloce nonostante le gomme usate, quindi ho pensato “Cavolo, anche i piccoli cambiamenti di condizione incidono davvero tanto””.

Ritrovarsi in gara ad avere delle sensazioni completamente diverse dai test è forse la cosa peggiore per un pilota. Sei d’accordo?

“Eravamo preparati, ma la situazione non è quella che ci aspettavamo. Credo fermamente sia nel team che in Ducati, che stanno lavorando duro e sviluppando novità, ma ovviamente è difficile farlo durante la stagione. L’anno scorso eravamo in difficoltà in una o due aree, mentre quest’anno il problema è che in quattro gare abbiamo avuto quattro problemi diversi: Aragon è stata diversa da Estoril, quest’ultima da Misano e così via, quindi la risoluzione del problema domenica in gara non ci assicura la giusta velocità nel round successivo”.

Lavorare con un pilota dalla statura molto diversa come Rinaldi si sta rivelando un problema?

E’ una situazione un po’ complicata. A Misano per esempio Michael è stato velocissimo, mentre per me è stato un disastro, quindi c’era una moto vincente ed una no, così come ad Estoril ma a ruoli invertiti. Con Chaz (Davies ndr) la situazione era diversa: quando io ero veloce Chaz era in crescita, e quando io ero in difficoltà lui era in difficoltà a causa degli stessi problemi. Ora nel box viviamo spesso situazioni opposte, e dunque non è facile prendere una strada”.

Redding: “Non mi interessano le critiche, in tanti hanno dubitato di me negli anni”

Non sono mancante le critiche nei tuoi confronti in queste settimane. Cosa vorresti dire ai tuoi detrattori?

“Fanculo, non mi interessa. In fin dei conti sto facendo il massimo, e sono la prima Ducati in classifica, quindi non dovrebbero criticarmi. Ho avuto qualche difficoltà nelle prime gare, ma tante persone hanno dubitato di me nel corso della mia carriera quindi sono abituato. Credo che in generale le persone debbano portare rispetto, considerato inoltre il fatto che la maggior parte delle persone che criticano i piloti non hanno mai guidato una moto”.

Chi sta in parte sorprendendo è Razgatlioglu. Credi che la sua leadership in campionato sia dovuta più ad una crescita Yamaha o ad un piccolo calo sia tuo che di Rea?

“Toprak è un pilota davvero talentuoso, con tanti punti forti, e come previsto nella sua seconda stagione in Yamaha ha fatto un deciso passo in avanti, quello che ci aspettavamo di fare anche noi. Yamaha sta lavorando per lui, come Honda con Marquez in  MotoGP, ed i risultano si vedono: loro sono veloci, gli altri piloti della casa nella media”.

Hai già pensato al tuo 2022?

“Ho iniziato a parlare con Ducati, dato che mi piacerebbe rimanere qui. Voglio vincere il titolo e solo tre case al momento possono farlo: mi trovo in una di queste, quindi mi piacerebbe restare per inseguire l’obiettivo comune”.

Parentesi MotoGP. Che ne pensi delle otto Ducati che occuperanno la griglia nel 2022?

Maggiore quantità non sempre significa qualità, e Suzuki è un esempio: hanno solo due moto e sono molto concentrati. Ducati forse ha una visione diversa della situazione. Certamente un maggior numero di moto ti regala maggiori possibilità, ma forse una maggiore pressione sulla fabbrica. In fin dei conti comunque il fatto che tanti team vogliano delle Ducati è una conferma del buon lavoro della casa”.

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