Ducati SBK: Redding fuori, per far spazio all'usato sicuro

Ducati SBK: Redding fuori, per far spazio all'usato sicuro© GPAgency

Scott ripiega sul progetto BMW, e lascia la Panigale V4R nelle mani di Alvaro Bautista. Un'operazione che guarda al passato, per rilanciare presente e futuro. Vediamo perché

Dopo un anno e mezzo di alti e bassi, poche gioie e tanta sofferenza, è arrivato l'annuncio della separazione tra Scott Redding e il team Aruba.it Racing Ducati, a fine stagione. Non proprio una notizia bomba, se vogliamo star lì a vedere, perché il rapporto non proprio idilliaco tra il britannico e Ducati era sotto gli occhi di tutti già da parecchio tempo.

Le avvisaglie della rottura si erano già intraviste a Misano, dove Redding invocava a gran voce l'intervento di Borgo Panigale, per risollevare la sua stagione. Ammettendo, già in tempi non sospetti, di non essere troppo convinto del suo futuro in seno al team. Del resto, che le cose non sarebbero partite con il piede giusto era facilmente ipotizzabile ancor prima dell'inizio della stagione, quando il team Ducati aveva deciso di privare Redding del suo "scudiero" Chaz Davies, per puntare sull'arrembante Michael Ruben Rinaldi.

L'arrivo di Rinaldi ha messo fine all'era di Redding


Una scelta ben poco gradita a Scott. Non tanto per ragioni personali, quanto più per questioni di sviluppo della Panigale V4R. Significative le differenze tra i due alfieri in Rosso, che oltre ad avere stili di guida diversi hanno una peso e una corporatura assai differenti. Tutto il contrario della comunanza di visione, e dimensioni, che Redding condivideva con il gallese. Legittima la scelta di puntare sul giovane e talentuoso Rinaldi, ma forse non dal punto di vista del pilota britannico, privato, con una sola mossa, dell'equilibrio e delle certezze, che si era costruito all'inizio della sua prima stagione da pilota ufficiale. Non proprio il clima giusto per dare la caccia al titolo.

Inquieto e preoccupato per il suo futuro, Redding è sembrato perdersi nella spirale dell'ansia da prestazione, naufragando in mezzo ai problemi di feeling e grip all'anteriore, sperimentati nel disastroso Round ad Aragon e poi trascinatesi, a più riprese, anche in questo Mondiale, inziato sin da subito con il piede sbagliato e risultati ben sotto alle aspettative. Poco lucido e sempre in affanno, Scott ha perso il bandolo della matassa e a Borgo Panigale non sembra abbiano fatto più di tanto per aiutarlo a ritrovarlo. D'altronde, in Ducati, sembra che in Redding non ci abbiano mai davvero creduto fino in fondo

Bautista bis: il ritorno del figliol prodigo


Ci si aspettava di più dal #45, o almeno una costanza di risultati che il Campione del BSB non è riuscito a regalare con quella Panigale che aveva inanellato ben 11 vittorie consecutive, nel suo primo anno nelle mani di Alvaro Bautista. Ma Redding, del resto, non è stato una scelta, quanto più un ripiego, per riempire il vuoto lasciato dallo spagnolo, migrato tra le ali di Casa Honda. Un matrimonio azzardato e non troppo felice, che ha regalato a Bautista ben più grattacapi che soddifazioni, nel difficile percorso di svilluppo della nuova CBR 1000 RR-R. 

"Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano" cantava Antonello Venditti e di ritorni di fiamma a gli uomini in Rosso ne sanno qualcosa, come testimoniano le trattative avviate, la scorsa stagione, per riprendere Jorge Lorenzo. Ecco perché, con una Fireblade senza alcuna velleità di vittoria e un Redding con un futuro già scritto, si è materializzata all'orizzonte l'occasione giusta per "il colpaccio": riportare a casa il pilota che più di tutti è sembrato riuscire a esprimere il vero potenziale della Panigale V4R.

Il rientro di Alvaro non è (solo) "un'operazione nostalgia"


Varata la linea "young" in MotoGP, in Superbike sembra che Ducati abbia deciso di muoversi con i piedi di piombo:  non ci si possono permettere grossi azzardi, per puntare al titolo nel più breve tempo possibile.  Con un Rinaldi rivelatosi ancora troppo acerbo, sarebbe troppo presto per giocarsi la carta del team tutto italiano affiancando al romagnolo Axel Bassani. Ora come ora, nel team Aruba serve un pilota d'esperienza, capace di indirizzare lo sviluppo e mettere alla frusta la Panigale, dando a Rinaldi un vero e proprio punto di riferimento. Un compito che Redding è riuscito a svolgere solo in parte e che, difficilmente, potrebbe realizzare Danilo Petrucci, che in quanto a stazza ed esperienza se la gioca con Scott.

Ben diverso, invece, il discorso Bautista, che può offire il giusto connubio tra fame di risultati, dimensioni ed esperienza, avendo dalla sua anche il vantaggio di aver già militato nel campionato, ben figurando in sella alla Rossa. Con i suoi 37 anni a novembre, lo spagnolo ha tutte le carte in regola per avviare un'era di transizione in Ducati, offrendo una o due stagioni al top e il tempo per far crescere i due piloti che, presumibilmente, rappresenteranno il futuro della squadra ufficiale. Un'operazione che affonda le radici nel passato, per guardare tanto al presente, quanto al futuro. 

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