La prima giornata del round della Superbike a Barcellona ha visto Jonathan Rea tra gli assoluti protagonisti, con il nordirlandese che ha chiuso al comando le FP1 della mattina e al quarto posto le FP2 del pomeriggio in sella alla Kawasaki ufficiale del team Provec, seppur con qualche difficoltà in più rispetto al previsto.

Oggi il livello di grip della pista era minore rispetto a quando siamo venuti ad effettuare i test”, ha fatto notare il campione del mondo in carica. “Non so per quale motivo, ma anche nella seconda sessione di libere con l'asfalto gommato la moto scivolava. Ho comunque effettuato un long run per verificare il consumo delle gomme e ho già le idee chiare sulla scelta per la gara, visto che il feeling con il davanti, che solitamente è la parte più difficile da mettere a punto su questo tracciato, è buono”.

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Rea: “Dopo Magny Cours ho ricevuto anche delle minacce sui social”


Rea è poi tornato a parlare di ciò che è accaduto nello scorso round a Magny Cours, dove ha ottenuto la vittoria della Superpole Race per via di una penalizzazione data a Razgatlioglu, per aver messo le ruote sul verde nell'ultimo giro: “Sui social ho letto commenti pesanti di certi fan che non mi sono piaciuti e addirittura delle minacce. Ho dovuto spiegare ai miei figli che a volte succede di essere in disaccordo con certa gente, pur essendo dalla parte della ragione”.

Sia io che Toprak siamo piloti professionisti e si sa che, indipendentemente dal vantaggio ottenuto, se nell'ultimo giro si passa sul verde si perde la posizione, perciò abbiamo fatto la cosa giusta riportando ciò che è successo in pista. Se corressimo nel campionato irlandese di flat track tra amici, potrei capire il discorso della poca sportività, ma qui ci stiamo giocando un campionato mondiale e so di non aver fatto nulla di sbagliato”, prosegue il numero 1.

La gente pensa che ora io e Toprak siamo nemici, ma non è così. Siamo semplicemente avversari e abbiamo un ottimo rapporto l'uno dell'altro e io lo stimo molto sia come pilota che come persona. E' brutto che la gente dimentichi che, una volta che ci togliamo il casco, anche noi siamo esseri umano come tutti gli altri”, conclude Jonathan.

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