Alzi la mano chi si aspettava di veder vincere Scott Redding, dopo i primi giri di una bagnatissima Gara 1. Incappato in una brutta partenza, il britannico del team ufficiale Ducati si è ritrovato a perdere progressivamente posizioni, fino a precipitare all'undicesimo posto. Uno scenario che non avrebbe minimamente fatto pensare a una rimonta del #45. O almeno non una capace di portarlo in prima posizione. Eppure, con una gestione magistrale della sua Panigale V4 R, Scott è riuscito a risalire, andando a infilare Rea, Rinaldi e Bassani, per centrare un successo insperato sulla pista di Barcellona.

"All'inizio non sapevo dove fossi, credevo di essere 15°. Alla partenza sono passato su una chiazza scura, non so cosa fosse, ma mi sono scomposto e ho perso posizioni, così come Tom (Sykes), poi andando verso la prima curva gli altri erano in condizioni migliori, e non ero nella posizione per superare", ha raccontato Redding a fine gara. "All'inizio non avevo grip. Scivolavo, quando aprivo il gas in uscita di curva. Non poteva essere così per tutta la gara, ma gli altri erano molto più veloci. Poi però hanno iniziato un po' a calare e io andavo più veloce, perché lavoravo per riuscire a gestire la moto. Quando entravo in curva, il posteriore andava a spasso e tutto ciò che potevo fare era usare meno freno motore, ma era praticamente la stessa cosa. Allora, toglievo il gas appena prima di entrare in curva. Non era comodo guidare così e mi ci è voluto un po' per trovare il ritmo".

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Un gara complicata da gestire, ma Scott e il suo orgoglio sono riusciti a trovare la giusta motivazione per riuscirci e chiudere più avanti di quanto chiunque avrebbe immaginato. "È stata una fortuna il fatto che Rinaldi fosse davanti, perché mi ha 'fatto venire fame' e mi ha spinto a spingere di più - ha ammesso il britannico -. Era uno scenario da: 'o vinco la gara, o la butto via', ma non mi aspettavo di vincere. Credevo che avrei potuto, magari, chiudere nella Top5 e ne sarei stato felice, visto il feeling terribile che avevo con la moto sul bagnato. Ma poi ho visto che lui in certi momenti faticava e, sapevo che io ero in una situazione peggiore, ma ho visto che riuscivo a restare con lui e ho pensato che, se fossi riuscito a passarlo, magari sarei riuscito ad andare un po' più forte. E così ho fatto".

"È stata una lunga gara per me, ho gestito ogni curva e non mi sono mai potuto rilassare - ha aggiunto -. Avevo visto che anche altri ragazzi erano in una situazione simile alla mia, ma io riuscivo a fare qualcosa per gestirla e questo mi ha tenuto motivato. Una parte di me continuava a dirmi 'non molli mai, non mollare. Se cadi, cadi. 7°, 8°, non sai cosa puoi fare, se non ci provi'. Man mano, andava sempre meglio. Ho preso il ritmo e quando ho passato Bassani non mi sono reso conto che avevo preso margine. Pensavo fosse sempre lì e ho continuato a fare dei buoni giri. È stata una di quelle gare in cui sei dietro, risali, poi tagli il traguardo e sei primo. Mi sono sentito un po' in colpa a passare Bassani a due giri dalla fine e portargli via la sua prima vittoria. Ha guidato bene, ha fatto davvero una bella gara, quindi ci sono rimasto un po' male, ma d'altra parte ognuno pensa per sé".

Un sorpasso agrodolce, che è comunque valso una tripletta alle moto di Borgo Panigale. "Le Ducati andavano bene qui, il problema era solo il grip - ha chiosato Redding -. Ho voluto rischiare un po' di più, perché non volevo essere la terza Ducati, quando potevo essere la prima. A volte funziona, a volte ti si ritorce contro. La moto va bene in queste condizioni. A Donington non era così, ma su un altra pista magari poi va benissimo. Penso dipenda dal circuito".

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