Week-end di gara da protagonista per Scott Redding, terzo in Gara-1 e secondo e ad un passo dalla vittoria nella gara del pomeriggio dove fino all'ultimo giro ha provato ad avere la meglio su Razgatlioglu. Il pilota Ducati continua dunque nel suo buon momento di forma, confermando un feeling con la moto tale da poter lottare praticamente ogni week-end per la vittoria. Al termine della gara, Redding ha espresso soddisfazione per il podio raggiunto e non si è trattenuto sul tema della sicurezza in pista., compiendo un'analisi particolarmente esaustiva.

Duello fino all'ultimo giro con Razgatlioglu

Quando c'è da battagliare Scott Redding difficilmente si tira indietro, è successo anche a Jerez dove il pilota Ducati le ha provate tutte per portare a casa la vittoria, dovendosi però arrendere nel finale: "Ci ho provato ma nel finale ho esagerato, ma era l’unica cosa che potevo fare visto che avere uno come Toprak alle spalle vuol dire che anche lui farà di tutto per stare davanti, quindi dovevo dare il massimo. Ad un certo punto ero al limite, nel fine settimana non mi ero sentito bene con la moto, nelle prove ero quinto, sesto, decimo, ma poi in Gara-1 mi sono sentito bene, ero rilassato, ed ho iniziato a costruire. In Gara-2 avevo un buon passo e maggiore confidenza, sapevo di poter vincere, credevo in me stesso ed è per questo che stavo andando bene".

L'inglese ha poi spiegato: "Ho fatto una brutta partenza, sapevo che i piloti davanti a me erano più veloci in alcuni punti, però poi ho recuperato mettendomi alle spalle di Toprak, ho mantenuto il ritmo e mi sono detto di rimanere dov’ero, di non andargli troppo vicino. Sul pitboard stavano danto gli stessi tempi ed alla fine ci ho provato, ho fatto il sorpasso ma non è andata bene, non avevo confidenza nella moto dopo tutto quello che era successo nel weekend, non sapevo quale fosse il limite. A volte è come una partita a scacchi ed oggi ho perso, è andata così".

Redding sull'incidente di Vinales: "Più sicurezza ma anche più fatalità"

Il tragico incidente di Vinales  ha sconvolto tutto il paddock, aprendo inevitabilmente il dibattito sulla questione sicurezza, come ad esempio la giovane età del pilota: "Non ha niente a che fare con l’età né con la sicurezza, abbiamo sempre più fatalità con sempre più sicurezza. La differenza è che il livello è così alto e così simile che non c’è un attimo di pausa. Sono grandi gare, ma quando hai 15enni e 40enni con le stesse moto, c’è sempre alta tensione, a prescindere dall'età, e qualcosa può sempre accadere a qualsiasi momento". L'inglese non ha nascosto la sue perplessità sul modo di gareggiare, soprattutto in riferimento alle piccole cilindrate: "Guardare queste gare mi fa paura perché sono così vicini, tutti quanti, e mi fa paura solo a guardarle perché potrebbe accadere sempre qualcosa. Tempo fa avevi due persone in fuga ed altre 2/3 dietro, ora hai 15 persone attaccate, prima le gare si decidevano alle ultime curve, si dava il tutto per tutto alla fine, oggi invece i rischi si prendono già al primo giro, le domande dovrebbero porsi anche quando non succedono incidenti. Il margine di errore è minuscolo".

Redding ha evidenziato l'importanza della volontà della famiglia di Vinales: "E’ una vita che è andata persa durante una gara, stiamo gareggiando solo perché la famiglia voleva che noi continuassimo per lui, abbiamo avuto un meeting ieri. Se loro dicono di non girare, rispettiamo, ma se loro dicono di farlo, noi partiamo". Il pilota Ducati si è soffermato sulla paura di correre: "Se pensassi che ogni volta che inizi a gareggiare potresti morire, non gareggierei, nessuno lo farebbe, quindi è particolarmente difficile per noi piloti perché nel profondo della mente sappiamo che può succedere. Penso che l’età non abbia nulla a che fare con questo, so solo che quelle moto sono particolarmente pesanti per ragazzi così esili. Sono gare così veloci, come è successo in Moto3".

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