Tom Sykes rimarrà ancora fermo e per lui si tratterà dell'ennesima tappa SBK a cui rinunciare. Il brutto incidente rimediato a Barcellona ed il conseguente ricovero in ospedale avevano suggerito - considerando i colpi incassati, soprattuto al capo, per una commozione cerebrale fortunatamente risolta - il riposo nella successiva trasfeta di Jerez de la Frontera.

Poi, il Mondiale si è disputato a Portimao, dove l'iridato 2013 era presente. Alla richiesta di una foto-saluto, nel piacere e con l'obiettivo di comunicare ai fans la sua ritrovata forma fisica, il numero 66 ha declinato. Gentilmente, come è nel suo costume, tuttavia declinato.

Al di là dello scatto, problema comunque sormontabile, al trentaseienne di Huddersfield poco era piaciuta l'idea di avere quale sottofondo l'hospitality BMW. Infatti, dopo il diniego, la fuga per il paddock, con parole del tipo "I am sorry, I am sorry... no no, I don't" come se si scusasse del rifiuto, ma nulla voleva spartire coi colori della Casa tedesca. E lo ha fatto corricchiando, smontando l'ipotesi ventilata di postumi al ginocchio leso.

Infatti, niente Argentina. E non solo 

Il sospetto che qualcosa si fosse rotto tra le parti già c'era, ed eccolo qui: Sykes ed il team SMR non condivederanno la trasferta sudamericana. Al suo posto, come visto in Portogallo, Eugene Laverty "prelevato" dal desaparecido RC Corse. Essendo sotto contratto in qualità di tester e testimonial, l'irlandese finirà la stagione.

E Tom? A piedi, a quanto pare. Ricevuto il benservito proprio il giorno del suo compleanno, il 19 agosto scorso, l'inglese prese malino la cosa. E chi avrebbe reagito diversamente. I contatti con Honda e la struttura HRC erano stati messi in atto e, più di una fonte attenbile lo giura, un pre accordo era stato siglato. Pià avanti, la nebbia, seguita dal colore Rosso.

Ritorno alle radici e punta Ducati

Torniamo un attimo a BMW. Perché Sykes non conclude questo campionato? Il sospetto - prendetelo come tale e relativamente attendibile, comunque verificabile - è che qualora egli avesse finito in una determinata posizione di classifica, il rinnovo sarebbe arrivato in automatico.

O, perlomeno, il pilota avrebbe potuto far valere una opzione a proprio favore. Ma come, non era già stato presto Scott Redding? Sì, però l'ex campione del mondo ha pure parlato con Bonovo Action, formazione Indipendente e - anch'essa - assente in Argentina - e sotto l'orbita bavarese.

No, niente da fare. Al di là di reciproca stima, tra l'inglese ed i teutonici non è scoccata la scintilla. Anzi, nel frattempo è arrivata la proposta Ducati, sottoforma di team PBM, molto conosciuto e gradito da Tom. Grazie anche a sterline sonanti, in parte garantite dallo stesso BSB. La firma non rappresenta la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il vaso era già rotto da tempo.

Si erano tanto amati. Poi, decisamente meno

Ed eccoci all'epilogo. Il pilota avrebbe "tanto da dire" e lo farà appena potrà, giurateci. Peccato, perché il progetto BMW nacque proprio con Sykes e, grazie a lui, riuscii a crescere, magari non velocissimo, comunque solido e credibile. Sul giro secco, Tom rimane imbattibile e nessuno porta al limite la M1000 RR.

Al di là dell'affermazione ottenuta da Michael Van Der Mark a Portimao, per una vittoria nella breve Superpole Race favorita da condizioni meteo difficili da interpretare, i migliori risultati colti sino al Portogallo erano appannaggio dell'esperto e barbuto Sykes.

Il vaso si è rotto a Navarra: come si fa a giubilare la prima punta previo un comunicato stampa e non parlandogli faccia a faccia? Per un tipo verace e vecchia maniera come lui, il gesto non andava archiviato. In più, botte e colpi ricevuti a Barcellona, il "consiglio" di riposarsi ancora un po'. Parole del genere ad un corridore che ha gareggiato anche sopportando malesseri e ferite, sono interpretabile come un "grazie e arrivederci". Ma le parti non si rivedranno più.