Esclusiva SBK, Bautista: “Razgatlioglu in MotoGP? Io ci penserei due volte”

Esclusiva SBK, Bautista: “Razgatlioglu in MotoGP? Io ci penserei due volte”© GpAgency

Il binomio tra lo spagnolo e la Ducati sta funzionando a meraviglia contro due rivali molto duri: "Rea è tosto, mentre a Toprak consiglio di..."

I rivali


Come vivi questa lotta a tre per il Mondiale? È un fattore che porta più o meno stress?

“Tre anni fa eravamo soltanto in due, ora almeno c’è anche un terzo pilota (ride). Jonathan (Rea) fa parte di un pacchetto moto-squadra-pilota fortissimo, mentre Toprak (Razgatlioglu) rispetto al 2019 è migliorato davvero tanto. C’è chiaramente un po’ di divario tra noi tre e il resto della griglia, almeno al momento, ma io cerco di pensare soltanto a me, a prescindere da quanti piloti siano in lotta per il mio stesso obiettivo. A oggi, in condizioni normali, se uno di noi tre vive una giornata negativa chiude terzo, mentre in altri campionati c’è più equilibrio, e nelle stesse condizioni rischi di chiudere settimo o ottavo. Non è comunque sempre così, dato che per esempio Michael (Rinaldi) o Locatelli su alcune piste sono più rapidi e dunque più vicini, ma in generale siamo in tre. E in fondo, per me non cambia nulla”.

Hai trovato un Rea diverso, tre anni dopo quel duello per il titolo?

“Direi di no. Tre anni fa nelle prime gare ero riuscito a essere superiore (con undici vittorie iniziali, ndr), quindi lui iniziò giocando sulla difensiva, mentre ora è molto più vicino, quindi semplicemente prova sempre a vincere. Deve comunque rischiare di più perché c’è anche Toprak: in sintesi direi che Jonathan è forte come tre anni fa, ma si spinge un po’ più in là”.

C’è un errore commesso in quel 2019 che vi siete ripromessi di non ripetere per nessuna ragione?

“La mancanza di esperienza, sia mia che della moto, e la superiorità avuta a inizio anno ci portarono un po’ a rilassarci, e a fare di conseguenza alcune prove dal punto di vista tecnico. Quelle prove ci confusero un po’ le idee e ci impedirono poi di risalire. Quest’anno ci siamo ripromessi, quando la moto funziona, di non toccarla minimamente: abbiamo trovato subito una base che funziona, che quindi non va toccata. Ad Aragón, per esempio, abbiamo effettuato alcune modifiche per contrastare il maggiore freddo, e sebbene siamo stati veloci, penso che avremmo potuto essere anche più rapidi, così nella domenica di Assen siamo tornati indietro, risultando subito davvero veloci. Abbiamo avuto la conferma che non serve cercare qualcosa di più, perché c’è il rischio di perdersi”.

Chi è rimasto della tua squadra del 2019 in quella attuale?

“La squadra è rimasta la stessa, è cambiato soltanto l’elettronico”.

Ormai sei in Superbike da quattro anni, con il biennio in Honda in mezzo alle due esperienze ducatiste: pensi di aver aiutato il campionato a crescere?

“Penso di sì, specialmente per quanto concerne la Spagna. Prima magari la gente pensava che la Superbike fosse una sorta di serie B in confronto alla MotoGP, invece sono due campionati completamente diversi, che non si possono paragonare. Anche dal punto di vista dei piloti le cose sono cambiate, dato che ora tanti protagonisti del Motomondiale vedono il passaggio in Superbike come una possibilità: sinceramente quando ero in MotoGP non volevo passare in Superbike, non ci pensavo, ma quando si aprì la possibilità di compiere il salto con la Ducati accettai, perché compresi che c’erano dei buoni presupposti. Ora i piloti sono meno scettici, basta vedere gli arrivi di Iker Lecuona, Xavi Vierge o Tito Rabat. In tutto questo va considerato il fatto che non è assolutamente un campionato facile, tanto che alcuni nuovi arrivati hanno fatto fatica: se vuoi vincere, devi dare sempre il 100%”.

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