Il weekend di Phillip Island ha segnato l'esordio di Andrea Locatelli in un fine settimana di gara del Mondiale Supersport. Un debutto che ha impressionato appassionati e addetti ai lavori, ma il poco tempo trascorso con il team è bastato al bergamasco per farsi un'idea di cosa significhi correre per i Campioni in carica?

Quando sei entrato dentro questo team, che è un team titolato, il team di riferimento della Supersport, hai capito subito che entrandoci si trattava di una struttura vincente e abituata a primeggiare?

Mah, io questo inverno, forse ho visto solo poche cose - spiega Andrea -. Perché abitando a Bergamo non ho passato tanti giorni qua a Ravenna... Giusto dopo il rientro da Phillip Island mi ero spostato a Ravenna per continuare un po' gli allenamenti. Proprio per svincolarmi un po' da Bergamo, che si diceva che era proprio l'epicentro di questo Covid-19. Qua l'allerta non era cosi alta, quindi ho detto 'dai, ne approfitto per stare un po' ancora con il team ed eventualmente andare avanti ad allermi. E qua ho capito un po' di più quello che hanno fatto i ragazzi durante l'inverno".

"Mi sono reso conto che sì, ho vinto io, ma abbiamo vinto perché, come diceva Mirko prima, è un insieme di cose . Il fatto che le moto sono diverse; le voto vanno preparate; ogni team può metterci il suo zampino; questo rende più bello secondo me. C'è una soddisfazione per tutti, davvero. Non è un qualcosa preso da una scatola, uguale per tutti, e via, si corre così. Qua davvero ci si mette l'impegno, il cuore, la volontà, le ore, il lavoro. Per quello che prima dicevo 'sì, bello salire sul podio, ma è perché c'è dietro una serie di cose'. C'è dietro il lavoro, c'è dietro il sacrificio, io la vedo così".

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Supersport: riportiamo a casa il titolo?