Cosa ci ha lasciato la stagione 2020 del campionato Superbike? Tanti momenti da ricordare, tanti personaggi, ed anche tanti spunti. Uno di questi riguarda la Supersport300, che anche in questa stagione è stata con largo margine la categoria con il maggior numero di iscritti (56 nell’ultimo appuntamento di Estoril), tanto da dover (come nel 2019) dividere i piloti in due gruppi per disputare le sessioni di prove libere.

La domanda sorge dunque spontanea: qual è il segreto di tale appeal? La prima ragione è senza dubbio economica, dato che la categoria continua ad avere costi ridotti se confrontati a quelli di tutte le altre categorie mondiali, ma non solo. Anche in Italia del resto la SS300 ha colpito nel segno, come testimoniano i tanti piloti e le tante squadre tricolore presenti.

Alessio Altai (Team GP Project): “La relazione visibilità - costi è la sua forza”


Un esempio di ciò è dato dal team GP Project, che nella stagione da poco terminata si è impegnato in forma massiccia nella categoria, con ben cinque moto presenti in pista guidate da Ieraci, Sabatucci, Coppola, Gimbert e Mastroluca (sostituito ad Estoril da Zanca). A guidare questa corazzata è Alessio Altai, che spiega così la scelta di partecipare alla Supersport300.

“E’ una categoria mondiale che si riesce ancora a disputare senza costi eccessivi - spiega Altai - o perlomeno senza costi paragonabili ad un’altra categoria d’ingresso come la Moto3. Tra le categorie con una certa visibilità non ne esiste un’altra con l’accessibilità della SS300: noi quest’anno abbiamo messo in pista cinque moto, ma il prossimo anno dovremo sicuramente ridurre il nostro l’impegno”.

Non è tutto oro quello che luccica però, ed infatti anche in 300 non mancano i difetti. Secondo Altai infatti il numero di iscrizioni è troppo alto, e manca un concreto aiuto per permettere ai migliori di compiere il salto nella categoria superiore, la Supersport.

“Credo sarebbe meglio limitare le iscrizioni, senza così dover formare due gruppi per le sessioni di prova. Un’altra cosa da fare potrebbe essere aiutare i primi della classe a compiere il salto in 600: questo darebbe maggiore credibilità al campionato, e maggiori speranze di crescita ai piloti. Parallelamente a ciò potrebbe essere inserita un’età massima per i piloti, per privilegiare i giovani da lanciare”.

Omar Menghi (Team ProGP): “La convinzione che non si possa emergere dalla 300 è sbagliata”


Un’altra presenza tricolore nel paddock della SS300 è rappresentata dal team ProGP, che ha ben figurato in questa stagione soprattutto grazie allo spagnolo Huertas, capace spesso di farsi notare in top ten. A capo del team c’è Omar Menghi, ex pilota ed ora Team Manager. 

“Per quanto riguarda il mio team - spiega Menghi - è un traguardo fare un campionato mondiale, e la SS300 è la categoria mondiale più raggiungibile. La benzina che ci spinge a fare tutto questo è un mix di ambizione e passione: la mia famiglia è molto legata al campionato Superbike, e tornarci con dei giovani in una categoria di lancio è stata una scelta positiva”.

Menghi conferma dunque l’accessibilità del campionato, e soprattutto cerca di smentire la convinzione comune secondo cui la 300 non possa rappresentare un trampolino di lancio per i giovani.

“Negli anni anche la SS300 ha aumentato i suoi costi, ma senza arrivare alle cifre che servono in altre categorie. Attualmente credo sia una buona soluzione per emergere per tutti i ragazzi con un budget ristretto, e non sono d’accordo con chi dice che la 300 non sia una categoria propedeutica. Manuel Gonzalez è un esempio positivo per la categoria di livello mondiale, Luca Bernardi per ora lo è a livello nazionale. Il fulcro sta nel modo in cui si fanno le cose, non nella categoria, e generalizzare in questo modo è sbagliato”.

Ovviamente anche il team manager romagnolo non nega la presenza di qualche aspetto da migliorare, come in altri campionati, ed espone la sua tesi per fare sì che la categoria possa crescere ancora.

“Gli scontenti ci sono in Supersport300, non lo nego, ma allo stesso modo ho parlato con tanti piloti delusi dopo aver fatto il campionato Moto3, dove non hanno raccolto quanto si aspettavano in relazione ai costi. La mia idea per migliorare le cose sarebbe quella di gestire meglio le prove, non rendendo validi per le qualifiche tutti i turni di prove libere: attualmente è impossibile provare delle soluzioni di assetto, perché sin dalle FP1 il pilota è in modalità qualifica. Limitare gli iscritti? Si potrebbe fare ma non credo sia necessario, l’importante è che non aumentino ancora i costi”.

SBK, Rea Vs Redding: Johnny imprendibile o Scott ha buttato il Mondiale?