La Supersport 300, all'atto della sua introduzione nel 2017, era stata concepita come categoria propedeutica per arrivare a Supersport e Superbike, ma dopo cinque anni di vita è davvero così? O meglio, la 300 prepara davvero per le categorie superiori o è una “brutta copia” della Moto3, anche per quello che succede in gara tra sportellate ed incidenti? 

Vedendo l’exploit di Manuel Gonzalez (deb in Supersport 600 lo scorso anno ed uscito a fine 2019 dalla Supersport 300) e soprattutto Luca Bernardi (vincitore della 300 nel CIV) nello scorso weekend di Misano del Mondiale verrebbe da dire che la 300 non sia così propedeutica, se solamente due piloti top, più Maria Herrera, sono passati da lì per salire di categoria.

E per rispondere alla seconda domanda sì, sta diventando una brutta copia della Moto3 in tutti i sensi: due Case a monopolizzare lo schieramento (la KTM di Steeman è solo un puntino in mezzo alla selva di Kawasaki e Yamaha), gare caotiche, carenate, incidenti e penalità assenti o troppo leggere. 

Servono più investimenti


Il problema vero della 300 non è tanto l’essere o meno propedeutica verso Supersport 600 o Superbike quanto piuttosto il poco o nullo interesse delle case nell’investire in questa categoria, per non farla diventare un duopolio Kawasaki-Yamaha. Rimanendo così e con la sola KTM di Steeman lì in mezzo, la categoria rischia di morire lì, senza poter tornare a uno scenario simile a due anni fa, quando c’erano più KTM in griglia ed anche qualche Honda.

Se si vuole rendere veramente la Supersport 300 propedeutica al passaggio alle cilindrate più alte, le Case si devono impegnare di più per dare una alternativa valida e competitiva alla Ninja 400 ed alla R3, che sono le moto scelte per debuttare, proprio perché le uniche presenti con Kawasaki e Yamaha che si impegnano davvero.

Anche gli investitori devono fare il loro ruolo per rendere una categoria appetibile agli occhi degli sponsor ed essere vista e non snobbata o messa in secondo piano rispetto a Supersport 600 e Superbike.

E naturalmente anche i team devono trovare il coraggio di guardare alla Supersport 300 per trovare quei 3-4 piloti che riescono a distinguersi nel campionato e portarli in 600. Marc Garcia è un altro esempio di un pilota che, uscito dalla 300 (campione 2017) per fare esperienza in altri campionati, è ritornato indietro a metà dello scorso anno, trovando non poche difficoltà a riadattarsi a questa categoria che ha cambiato volto più volte nel corso degli anni.

Servirebbe anche un regolamento tecnico (moto, cilindrate, bilanciamenti delle prestazioni) e sportivo più chiaro (pene più severe per chi causa incidenti o situazioni di pericolo nel finale di gara) e catechizzare anche i piloti stessi perché si evitino situazioni pericolose.