SSP300: punizioni anticipate e severe, unica via per cambiare la rotta

SSP300: punizioni anticipate e severe, unica via per cambiare la rotta© GPAgency

L'innalzamento dell'età minima e la riduzione dei partenti restano dei palliativi, per una categoria dove il numero di contatti e cadute è fuori controllo. Serve rigore, come richiesto dai piloti

La stagione 2021 della Supersport 300 è terminata meno di un mese fa in quel di Portimao, con Adrian Huertas meritatamente campione, ma i temi da dibattere restano presenti ed attuali. La tragedia occorsa a Jerez ha infatti messo nuovamente al primo posto il problema sicurezza, all’interno di una categoria che troppo spesso sembra fuori controllo. Un primo flebile segnale è stato lanciato dal Permanent Bureau (e dunque da FIM e Dorna), con l’innalzamento di un anno (da 15 a 16) dell’età minima per scendere in pista e la riduzione del numero di partecipanti a 32, ma è opinione comunque che ciò non basti.

Il numero di piloti conta, ma relativamente


Tralasciando la novità legata all’età minima, in quanto risulta a priori difficile che un solo anno in più possa realmente fare la differenza sotto il profilo della maturità di un pilota, parliamo del numero di piloti, da sempre la criticità più facile da identificare in Supersport 300. E’ vero, un numero di piloti minore in pista può aiutare a ridurre i rischi, ma il fulcro del problema sta altrove: analizzando le gare della categoria (e non solo) si può facilmente notare come la maggior parte dei trenini sotto accusa si formi nelle prime posizioni, grazie alle prestazioni simili dei piloti, mentre nelle posizioni di rincalzo è molto più comune che il gruppo si sgrani.

Il tragico incidente occorsa a Dean Berta Vinales ne è una prova, dato che lo spagnolo al momento della caduta era in lotta per la top ten, ed è stato investito da alcuni piloti facenti parte del gruppo in lotta per i punti, che lo seguivano a circa due secondi e mezzo. Il problema dunque non è insito prettamente nel numero di piloti, ma altrove.

Snaturare l’anima tecnica della categoria è impossibile


Un’altra fazione delle diverse createsi nelle settimane successive alla tragedia di Jerez ha puntato il dito sulle moto, reputate troppo pesanti e troppo gentili nei confronti di chi commette un errore. Tutto vero, specie per quanto concerne il secondo punto se paragonate ad altre moto del passato (le 500 ad esempio), così, ma è una realtà impossibile da mutare in quanto fulcro della categoria.

Le 300 nascono come moto facili e poco costose, per le quali appunto è stata creata una classe d’ingresso al mondiale Superbike accessibile a tutti (o quasi) sia sotto il profilo della guida che economico, dove il fatto di vedere gare di gruppo già dall’inizio non era una possibilità, ma una certezza. Non si può però per questo mettere in croce solamente la 300, dato che le gare di gruppo sono all’ordine del giorno anche in Moto3. Una peculiarità negativa della 300 è la differenza di cilindrate presenti, ad esempio tra Kawasaki e Yamaha, la cui eliminazione potrebbe certamente aiutare. Ma ripetiamo aiutare, non cambiare le sorti.

Educare unica soluzione


Eliminiamo dunque dal tavolo le opzioni legate ad età, numero di piloti e tecnica. Cosa rimane? Semplice (sulla carta): educare i piloti presenti con pene più severe. Chi scrive era presente a Jerez ed il commento unanime di diversi piloti nelle ore successive all’incidente è stato: “Qui molti corrono senza usare la testa, e spesso non gli succede nulla o quasi”.

La soluzione dunque è appunto educare i piloti con pene più severe, per cambiare il loro modo di correre. Il long lap penalty non basta in una categoria dove in ogni singola gara un pilota provoca la caduta di due o tre rivali con una manovra totalmente scellerata. Così come non basta togliere qualche minuto di una sessione. Le pene devono essere più severe ed arrivare con il giusto tempismo, evitando dunque che serva provocare un infortunio ad un rivale per partire dalla pit lane, o incappare in un doppio long lap penalty.

La squalifica di Deniz Oncu in Moto3 ha riscosso clamore, ma in Supersport 300 servono punizioni di questo tipo per cambiare un trend che fa trattenere il fiato a tutto il paddock durante il 90% delle gare della categoria. Non sarebbe dovuta servire una morte, tra l’altro in circostanze impossibili o quasi da evitare come l’investimento per accorgersene, ma questa è la situazione, e la certezza che qualcosa realmente cambi al momento nessuno la può fornire.

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