Il tema: dove sta andando la nuova Supersport?

Il tema: dove sta andando la nuova Supersport?© GPAgency

I manager promuovono la nuova categoria, ma le voci tra i piloti sono discordanti. Come Locatelli, iridato 2020: "Sarà difficile definire i meriti di chi guida"

L’inverno porta spesso dubbi e aspettative, ma nel caso della Supersport i mesi che separano la fine della stagione 2021 dall’inizio di quella 2022 sono più che mai densi di sensazioni contrastanti. Inevitabile, dato che ci si prepara per una rivoluzione: dopo 23 anni di onorata carriera la Supersport è pronta a cambiare pelle, con moto di cilindrata superiore ad affiancare le già presenti 600.

La new entry più attesa è la Ducati Panigale V2 955, con la quale l’Aruba. it Racing Team raddoppierà l’impegno nel paddock SBK. “Io sono molto positivo nei confronti della nuova categoria – racconta il team manager Serafino Foti in primis perché permette a tante Case di correre, mentre l’anno scorso la griglia era composta quasi esclusivamente dalle Yamaha. Si cerca di tornare alla SSP dei miei tempi, quando vi erano tante moto diverse. L’obiettivo della Dorna non è quello di avvantaggiare Ducati, Yamaha o altri, bensì di ampliare la rosa delle moto mantenendo l’equilibrio. Ovviamente ogni volta che ci sono dei cambiamenti vi sono pro e contro, ma serve fiducia”.

Fiducia che in casa Aruba non manca, così come la voglia di vincere, nonostante le insidie all’orizzonte.Per noi è una categoria nuova quindi dobbiamo entrare in punta di piedi. È vero che abbiamo tanta esperienza nel paddock Superbike, ma per quanto riguarda la SSP abbiamo tutto da imparare”.

MV Agusta e Triumph


Le altre due moto destinate a sparigliare le carte sono la Triumph 765 che verrà schierata da un profondo conoscitore della categoria come Simon Buckmaster, e la MV Agusta F3 800. La Casa varesina rappresenta l’anello di congiunzione tra presente e passato, dato che continuerà a partecipare al campionato seppur con una moto che rappresenta un’interessante novità.

A sperimentare questo mix di presente e futuro è Andrea Quadranti, che nel 2022 continuerà con il suo team la partnership con la MV. “Questa nuova epoca rappresenta un passo obbligatorio, per consentire l’ingresso di nuove Case ed evitare che diventasse un monomarca Yamaha. La MV dal canto suo non produce più la 675, quindi senza questo cambiamento non avrebbe continuato. L’anno scorso, tra l’altro, invece che ridurre le prestazioni delle Yamaha hanno cercato di migliorare le nostre, ma c’era poco margine su cui lavorare”.

Una cosa è certa, il passaggio alla F3 800 rappresenta un salto nell’ignoto, che il Team MV Agusta Reparto Corse Clienti ha saggiato nei test di Jerez di fine novembre: L’unico pilota che ha potuto dare un feedback completo è stato Niki Tuuli, dato che ha guidato anche la 675: si è divertito ed è rimasto soddisfatto, principalmente per la maggiore facilità in ingresso e in uscita di curva”.

Parlando di futuro non bisogna però dimenticare il recente passato della categoria, a forti tinte blu Yamaha. Lo sa bene il team principal di Evan Bros, Fabio Evangelista, salito sul tetto del campionato sia nel 2019 che nel 2020, con Randy Krummenacher e Andrea Locatelli, e ora pronto per un’annata particolare. “L’unica certezza è il fatto che sarà una stagione dall’andamento altalenante, specialmente se ogni tre gare andranno a modificare il bilanciamento delle prestazioni. Sono consapevole che servirà tempo per raggiungere un equilibrio corretto, ma dato che sia noi che la Dorna vogliamo che il campionato non perda di interesse dobbiamo essere fiduciosi. Parlare di obiettivi per ora è davvero impossibile: ci sono troppe incognite che soltanto il tempo potrà sciogliere”.

Kawasaki


Parte importante del recente passato della SSP è stata anche la Kawasaki, che seppur rappresentata (nelle ultime stagioni) da un esiguo numero di moto, ha spesso detto la sua nelle posizioni di vertice, in primis grazie al Team Puccetti. “Fino all’anno scorso il campionato è rimasto ancorato a un regolamento nato a fine anni ’90 – spiega Manuel Puccettiquindi è giusto che vi sia un aggiornamento sia sotto il profilo delle cilindrate che dei regolamenti. Vent’anni fa vi erano soltanto le 600 e la Ducati 748, mentre ora c’è di tutto sul mercato, quindi è un passaggio doveroso anche se non facile”.

È innegabile infatti che la Kawasaki si presenterà ai nastri di partenza con una moto che ogni anno sente di più il peso dell’età, e le concessioni promesse dalla Dorna non sembrano sufficienti per un reale salto di qualità. “Stiamo lavorando per migliorare il nostro pacchetto, che ormai ha 12 anni. Sappiamo che da regolamento potremo montare dischi freno da 320 mm contro gli attuali 296, e potremo anche aggiornare la pompa freno: si tratta di un piccolo aiuto, dato che la Kawasaki aveva già nella frenata il suo punto forte, ma era anche la cosa più semplice da fare. Nel recente passato abbiamo sempre sofferto in accelerazione, e probabilmente le cose non miglioreranno nel confronto con le nuove moto. Per il 2023 potremo avere il rideby-wire, ma vedremo”.

Il parere di Locatelli


Manager, tecnici, ma anche i piloti possono giudicare in profondità il nuovo corso. Come Locatelli, che sulla Supersport si è abbattuto (nel 2020) come un uragano conquistando da dominatore il titolo, prima di salire nella classe regina. Ho il timore che la categoria possa essere rovinata. A prescindere dal fatto che in tanti correranno con moto di cilindrate diverse, non mi piace: ovviamente mi auguro che tutto venga gestito bene, e mi auguro allo stesso modo che la Yamaha riesca a prevalere. Lo dico non per fare il tifo o perché sono un pilota Yamaha, ma perché la R6 negli ultimi anni è diventata il riferimento, e sarebbe giusto che le altre moto impiegassero un po’ di tempo per diventare vincenti. Spero soltanto che la categoria non venga rovinata. Sono felice di aver vinto il titolo prima dell’arrivo di questa rivoluzione”.

Cosa direbbe il Loka immedesimandosi in un collega impegnato nella prossima SSP? “Se, da campione in carica, dovessi correre senza rivincere, sarei tranquillo, avrei la conferma che la categoria non è stata costruita nel modo giusto. Se fossi al debutto nella categoria, l’eventuale vittoria del titolo mi lascerebbe qualche dubbio: non saprei dove arrivano i miei meriti, mentre se dovessi fare male potrei in parte usare la situazione come scusa. In generale, non basteranno due o tre gare per livellare le prestazioni delle varie moto”.

L'opinione di Casoli


Accanto al recordman di successi italiani in SSP (12), è interessante sentire anche il secondo, Paolo Casoli, sei trionfi (gli stessi di Federico Caricasulo). “A una prima occhiata la differenza di cilindrata mi sembra esagerata. Ai miei tempi la mia Ducati 748 era inferiore rispetto alla Yamaha R6 e alla Honda CBR, sebbene la cilindrata fosse maggiore. La differenza di cilindrata a ogni modo era ridotta rispetto a quella attuale, anche pensando al fatto che le 900 sono le vecchie Superbike”.

“Gasolio” non lesina critiche alla nuova era, pensando agli effetti di una stagione mutevole sull’animo dei piloti. “Da pilota non la vivrei bene. Quando sei in pista vuoi vincere, e se ti trovi davanti a un’ingiustizia ci stai davvero male. Alcuni non lo pensano ma i piloti hanno un animo molto sensibile, che li porta a vivere le ingiustizie nel peggiore dei modi”.

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