IL progetto Rocket 3 iniziò nel lontano 1998 sotto la guida dell’allora product manager Ross Clifford: i grafici delle ricerche di mercato mostravano un notevole aumento di vendite delle maxi cruiser di grande cilindrata, soprattutto negli Stati Uniti. Allora Triumph non era presente in quella nicchia di mercato e, ancora più importante, era alla ricerca di un modello che lasciasse un sigillo indimenticabile. Ecco come si gettò il seme primordiale della Rocket 3, che apparì per la prima volta in veste definitiva solamente nel 2004. Fu strabiliante: montava il motore di serie più grande al mondo, un poderoso tre cilindri longitudinale da 2294 cm3, capace (nella versione più potente) di quasi 150 CV ma soprattutto 221 Nm a soli 2750 giri/’. Avanti veloce di qualche anno, la nuova Rocket 3 si è finalmente palesata in tutta la sua magnificenza. Quella di oggi è ancora più estrema ma i tratti somatici sono gli stessi dell’antenata.

TUTTO parte dal motore. I tecnici inglesi non hanno stravolto l’architettura del precedente modello (pur sempre tre cilindri in linea longitudinale) ma molte componenti sono cambiate. Prima di tutto la cilindrata, ora di 2458 cm3, figlia di misure di alesaggio e corsa più superquadre. Questo ha permesso di salire con la potenza (165 CV a 6000 giri, +11%) ma il picco di coppia è rimasto identico: 221 Nm. Rispetto al passato il motore è più leggero di 18 kg, grazie a tante attenzioni meccaniche, come il sistema di lubrificazione, ora a carter secco. I collettori di scarico idroformati sono parte del design della moto; stesso discorso per i tre silenziatori, due a destra e uno a sinistra. Non manca la frizione assistita, che gestisce un cambio rivisto completamente negli ingranaggi. Triumph ha pensato poi di realizzare due versioni: la GT, più confortevole e protettiva (di serie è equipaggiata con parabrezza, sella alta 750 mm con schienalino per il passeggero, manubrio piega soft, pedane avanzate e regolabili nella distanza), e la R, più minimalista (pedane centrate e regolabili in altezza, sella a 773 mm, manubrio a piega bassa). Il telaio è stato progettato e realizzato da zero, è in alluminio e sfrutta il motore come elemento stressato.

GRAZIE al grande lavoro degli ingegneri, il peso totale è sceso di ben 40 kg: 291 kg a secco (la GT pesa tre kg in più). A livello di sospensioni, la Rocket 3 monta una forcella a steli rovesciati da 43 mm di diametro e completamente regolabile. L’inclinazione del cannotto di sterzo è 27,9° (in passato era 32°). Al posteriore, invece, il monoammortizzatore è posizionato lateralmente per agevolare le regolazioni ed è montato in diagonale, per dare progressività senza utilizzare i classici leveraggi. Come in passato, invece, la trasmissione a cardano e l’incredibile misura degli pneumatici (si chiamano Cobra Chrome e sono sviluppati da Avon su specifiche Triumph): 150/80-17 all’anteriore e 240/50-16 al posteriore. I cerchi sono nuovi, realizzati in alluminio forgiato. Per frenare l’imponente massa della Rocket 3, Triumph non ha badato a spese: all’avantreno ci sono due pinze Brembo Stylema che lavorano dischi di 320 mm di diametro.

NATURALMENTE la dotazione elettronica è superlativa. Grazie al nuovo ride by wire, ci sono quattro modalità di guida (Road, Rain, Sport e Rider), che agiscono sulla mappatura del motore e sul livello d’intervento del traction control. Questo, come l’ABS Cornering, utilizza i dati della piattaforma inerziale IMU per calibrare l’intervento in base all’angolo di piega. Tutto si controlla dallo schermo TFT a colori (regolabile nell’inclinazione e, optional, collegabile via Bluetooth allo smartphone), attraverso dei comandi retroilluminati al manubrio. All’equipaggiamento di serie si aggiungono anche l’hill hold control, il cruise control, l’avviamento keyless e le manopole riscaldabili (standard sulla GT, optional sulla R). La lista degli accessori è lunga ma fortunatamente ci sono dei kit preconfezionati. Un esempio è il pacchetto “Highway”, che comprende le borse laterali da 20 litri, il portapacchi e il cambio elettro assistito. Il prezzo è ancora in via di definizione.