Inutile girarci attorno. Nell’immaginario collettivo, quando si pensa ad uno scooter prestazionale, il primo a venire in mente è sempre lui. Perché questo segmento, in fondo, lo ha creato e perché da 19 anni e 6 generazioni (l’ultima arrivata è la settima) detta legge sul mercato dei “big” con circa 276.000 unità vendute in tutta Europa.

Il motivo è presto detto: col TMAX vai a lavoro, al bar, ti diverti nel weekend ma sempre con un sottinteso di fondo: mai sfidarlo a cuor leggero nello scatto al semaforo in città. Una formula vincente, che parte da un’idea precisa; dare vita ad uno scooter in grado di regalare sensazioni da moto, grazie a una ciclistica rocciosa e a performance su strada sconosciute, o quasi, alla categoria.

L’ultima versione 2020 arriva in listino in due varianti: il TMAX 560, a 11.999 euro, e il TMAX Tech Max 560, a 13.799. Quest’ultima, oltre al parabrezza regolabile elettricamente, offre, in più, il cruise control, le manopole e la sella riscaldabili, la sospensione posteriore regolabile, la forcella con finitura oro, le livree speciali Tech Kamo e Sword Grey e funzionalità aggiuntive attraverso il sistema con app “MyTMAX Connect”. Abbiamo testato il nuovo TMAX 560 tra Lisbona e Cascais; una prova “real life”, tra curve e città, per scoprire a fondo le caratteristiche dell’ultima incarnazione del maxi scooter Yamaha, con diverse novità a bordo.

Le novità

Le principali riguardano soprattutto il motore bicilindrico, ora omologato Euro 5, più leggero e compatto, che cresce fino a 562 cm3, raggiungendo la potenza massima di 48 CV (il TMAX può essere guidato anche dai neo-patentati A2); ci sono poi il nuovo impianto di scarico e la taratura delle sospensioni rivista, ulteriormente ottimizzata.

Entrambe le versioni in listino hanno in comune una dotazione tecnica di ottimo livello: D-Mode a 2 modalità, una con un’erogazione più dolce, l’altra per scatenare tutta la vivacità prestazionale del mezzo, traction control, accensione con smart key e non manca il cavalletto centrale con blocco elettrico, un deterrente in più per i ladri. La strumentazione, di tipo TFT, comprende il tachimetro a sinistra e il contagiri a destra, con un display centrale che offre tutte le informazioni necessarie.

Per quanto riguarda le linee, si fa apprezzare il sapiente lavoro di “cesello” dei designer, con carene ora più affilate e maggiori richiami alla sportività. In particolare, si fa apprezzare il nuovo disegno del retrotreno, con il caratteristico faro posteriore a LED a forma di “T”. A LED, anche le frecce anteriori, inglobate nello scudo. Un colpo al pulsante dello start e si parte. Non appena in sella, si apprezzano subito le caratteristiche più propriamente “scooter” del TMAX.

Protettivo, ergonomicamente corretto, si sta comodi anche sulle lunghe percorrenze a velocità sostenuta. Il tunnel centrale è ingombrante ma lo spazio per i piedi non manca e il nuovo disegno di sella e carena (nella parte posteriore) migliora il comfort del passeggero, che fatica meno a trovare le pedane con i piedi. Da segnalare, l’ottima efficacia del parabrezza. Ancora un po’ affollato, invece, in particolare per quanto riguarda l’accessoriato Tech Max, il blocchetto sinistro del manubrio; in media, l’intera “pulsanteria di bordo”, sulle prime, non è super intuitiva e necessita di un minimo di apprendistato. Buona, invece, la capacità di carico del sottosella invariata rispetto al passato: ci entrano due caschi jet o un integrale.

La prova

Con il MAXI giapponese ci si muove svelti nel traffico. Gli ingombri laterali sono ridotti, con doti di manovrabilità e agilità non scontate su uno scooter di queste dimensioni. Le sospensioni copiano bene anche i fondi sconnessi e negli attraversamenti urbani ci si sente sempre a proprio agio e padroni della situazione. Ma è quando la strada si apre e la città è alle spalle, che emerge davvero la natura di un progetto nato, come si diceva, per regalare divertimento ed emozioni motociclistiche anche a chi preferisce le due ruote automatiche per gli spostamenti.

Il telaio in alluminio a doppio trave è sempre una garanzia, ben coadiuvato dalle sospensioni, che con la nuova taratura offrono ancora più sostegno nella guida aggressiva. Soprattutto la forcella, sempre solida e capace di regalare grande feeling in inserimento e in percorrenza di curva, dove il TMAX risulta roccioso. E poi il motore: al di là dei dati dichiarati per quest’ultima evoluzione del bicilindrico Yamaha, si percepisce chiaro, rispetto al passato, un irrobustimento delle prestazioni lungo l’intero arco di erogazione, sia nella partenza da fermo, che in ripresa, con un allungo dal carattere ancora più muscolare.

Ma è soprattutto in condizioni variabili, come quelle incontrate nella prima parte del test, che si apprezza la vera maturità di questo progetto: sensazione di sicurezza elevata e grande stabilità, anche guidando spediti tra folate di vento e pioggia battente. Ottimo il comportamento del traction control, promossa la frenata, decisa quando serve e dosabile in ogni situazione, ben coadiuvata da un ABS perfettamente a punto. Meno convincente, invece, la visuale offerta dagli specchietti.

Per concludere, il day by day, soprattutto per chi usa le due ruote 365 giorni l’anno, obbedisce spesso a scelte razionali, che badano al sodo. Ma il concetto di “sodo” è molto soggettivo, e per tanti significa zero compromessi in fatto di dotazione, qualità e divertimento di guida anche in sella alle due ruote automatiche e a qualunque prezzo. Se vi riconoscete in questi “tanti”, il nuovo TMAX 560 (soprattutto in versione Tech MAX) non vi deluderà.