Regina dal passato. Era il 1987 quando la Honda introdusse sul mercato delle sportive di serie la VFR 750 R o, come inmolti la ricordano, RC 30. La SBK della Casa dell'Ala che metteva in campo una potenza di fuoco in fatto di tecnica e design, da farsi rimpiangere da molti ancora ogi. Compatta nelle forme, grazie anche al suo motore V4 con cilindri ricavati in blocco nella parte superiore del basamento, raffinata quanto grintosa nelle linee della carena con un caratteristico doppio faro di derivazione Endurance, e dotata del meglio che al periodo la tecnica poteva offrire nel campo delle due ruote: telaio perimetrale in alluminio con travi estruse saldate a piastre laterali fuse, forcellone monobraccio, bielle in titanio per il motore dotato, tra l'altro, di distribuzione a cascata di ingranaggi, e potenza di 112 cavalli a 11.000 giri e possibilità di allungare fino ai 130 CV, con kit racing.

La RC 30 derivava dalla VFR 750 F ma era pensata per imporsi nel nascente Mondiale SBK e ci riuscì. Grazie a Fred Merkel ed al Team Rumi, la RC 30 mise a segno una doppietta nelle prime due edizioni del mondiale delle derivate. Questa V4 Honda vantava un eccezionale equilibrio ciclistico, merito anche del peso ridotto per il periodo (197 Kg), e dell'ottimo rendimento dell'impianto frenante Nissin con dischi da 310 mm. Era, ed è ancora oggi, bellissima. La Honda dichiarava un peso a secco di 185 Kg, circa 200 Kg in ordine di marcia, più o meno quanto le attuali sportive.

Ecco un estratto dalla prova su Motosprint di Claudio Braglia nella prima presa di contatto nel 1987:


 È una macchina che si sente subito la VFR 750 R, che comunica senza incertezze al fortunato pilota di trovarsi alla guida del massimo attendibile da una moto sportiva. Ed è quasi superfluo parlare delle eccellenti possibilità di piega e della sicurezza con la quale percorre la traiettoria impostata.

Honda RC 30 equilibrio magico


L'equilibrio fra le caratteristiche di maneggevolezza e stabilità, si traducono in omogenei inserimenti in curva che restano estremamente controllati anche se si entra troppo forte e con i freni ancora in mano. E' indescrivibile la capacità di digerire senza alcuno scompenso le imperfezioni ed ondulazioni del fondo anche quando si viaggia a manetta spalancata. L'assetto e perfettamente centrato dunque, tanto che nel corso della nostra prima intensa giornata in pista con la VFR non sono emersi limiti che non siano quelli delle coperture, che nonostante le avverse condizioni ambientali hanno raggiunto temperature elevatissime, cucendosi letteralmente sulla spalla sinistra.

Semplicemente eccitanti i freni per i quali potremmo già sottoscrivere il record in fatto di spazi d'arresto, con la sicurezza che non verremo sconfessati. L'azione decelerante e infatti talmente potente che dà un gusto impagabile (proprio come le GP in frenata la ruota posteriore si alza da terra anche a 120 km/h), ma soprattutto la sensibilità del comando e tale da permettere una sicura sfruttabilità anche in condizioni di scarsa aderenza, il tutto confortato da un disco posteriore altrettanto sensibile e da un assetto qualitativamente impeccabile.

Honda RC 30: che motore il V4!


Caratterizzato da un "latrare" di tonalità bassa e sorda nelle sgassate sotto coppia, il raffinato V4 Honda al vaglio della prova in pista ha fornito rendimenti veramente superiori, che sembrano confermare le fantascientifiche prestazioni dichiarate: una punta velocistica superiore ai 260 km/h!
Si pensi che tirando a 13.000 giri si raggiungono i 130 km/h in prima, 170 in seconda e di 205 in terza di strumento, e ci sono ancora tre marce da spremere!!!
La rapportatura è decisamente pistaiola e permette un totale sfruttabilità del motore sul misto, ove viene in aiuto anche l'eccellenza della curva di erogazione, estremamente regolare in basso, e semplicemente esaltante (ed analoga quasi ad un 2 tempi spinto) dai 6500 a poco più di 13.000 giri di intervento dell'imitatore.

 

Tutto questo si traduce in un eccezionale feeling quando nelle curve lunghe e guidate si pela appena l'acceleratore a regime di coppia giusta, pregustando la prontissima risposta quando successivamente si apre la manetta.

È proprio come la sognavamo e forse anche qualcosa di più, la VFR 750 R, assecondata da una frazione morbida molto sensibile e da un cambio cortissimo nella azione ma un pelo ruvido negli innesti: le uniche pecche, ma da verificare tutte su lunga distanza, di questa brillantissima perla naturalmente coltivata del Sol Levante.

(foto dal test sul tracciato di Adria)

Scatto Sprint, Honda: con Merkel e la RC30 inizia la leggenda della SBK