Pochi fronzoli, tanta sostanza. La più accessibile tra le “tigri di Hinckley” si propone sul mercato come una crossover super versatile, trasversale e di facile approccio, pronta ad assecondare le esigenze di un pubblico ampio ed eterogeneo. Un mezzo dalla grande adattabilità d’uso, in grado di passare con sorprendente nonchalance dal day by day in città alle gite del weekend, senza tralasciare - un paio di borse e via! - il piacere autentico di macinare chilometri, a caccia di orizzonti. E nel caso capitasse di dovere mettere “le scarpe nel fango” su qualche facile sterrato, non è di quelle che si tirano indietro. Insomma, una moto preziosa, la Triumph Tiger 850 Sport, crossover a vocazione stradale, con un’indole più tranquilla rispetto alle sorelle 900, con cui condivide la base tecnica (seppure rivista e semplificata). Un mezzo, proposto a 11.400 euro, che promette equilibrio, sfruttabilità e sostanza, a chi cerca una soluzione “easy go” per le proprie giornate in sella. Il tutto, però, senza rinunciare al piacere di guida. Merito dell’erogazione sempre corposa, proprio lì dove serve, del tricilindrico che la equipaggia (da sempre, uno dei frazionamenti più godibili nell’utilizzo stradale). L’unità a bordo della Tiger 850 Sport è il noto T-Plane, con sequenza di scoppi irregolari 1-3-2, rivisto (e addolcito) per rendere l’erogazione di coppia e potenza più gestibile e lineare.

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I numeri


Ma non per questo, meno piacevole. Diamo qualche numero: 888 cm3, 85 CV di potenza massima, e un picco di coppia di 82 Nm a 6500 giri/min. Il telaio è tubolare, a traliccio in acciaio, con telaietto posteriore imbullonato, mentre il forcellone è un doppio braccio in lega d’alluminio pressofusa. Il comparto sospensioni firmato Marzocchi sfrutta, all’anteriore, una forcella a steli rovesciati dal diametro di 45 mm (180 mm di escursione), mentre al posteriore lavora un monoammortizzatore a gas monoshock (170 mm di escursione), facilmente regolabile nel precarico attraverso un comodo comando remoto. Un set-up, in tutta evidenza, più orientato all’utilizzo sport-touring, che all’adventuring in senso stretto. Come confermano le ruote a razze in alluminio, che calzano pneumatici di misura 100/90-19’’ all’anteriore e 150/70-17’’ al posteriore. L’impianto frenante prevede pinze Brembo Stylema ad attacco radiale, monoblocco, a quattro pistoncini, che davanti mordono dischi flottanti da 320 mm. Il peso a secco dichiarato è di 192 kg, mentre la capacità del serbatoio, da buona viaggiatrice, è piuttosto generosa: 20 litri. Sul fronte dell’elettronica, i riding mode a disposizione sono due, Road e Rain, e modificano, tramite il comando del gas ride by wire, sia la modalità di erogazione della potenza, sia l’intervento del traction control.

Quest’ultimo è disattivabile tramite il dashboard TFT da 5’’. Il faro anteriore, il faretto posteriore e gli indicatori di direzione sono completamente a LED e non manca la funzione DRL, luce diurna a LED, per ulteriore visibilità nel traffico.

La prova


In sella, la nuova Tiger 850 Sport punta senza mezzi termini a massimizzare abitabilità e controllo: busto dritto, manubrio largo, seduta accogliente grazie alla possibilità di settarla su due posizioni - 810 e 830 mm - in modo tale da potersi adattare a tutte le taglie. Un’impostazione che invita a fare strada, grazie anche a pedane ad altezza comoda, all’assenza di vibrazioni fastidiose e alla buona protezione garantita dal parabrezza – facilmente regolabile in altezza, senza bisogno di attrezzi a eccezione di qualche leggero vortice che si innesca sul casco a velocità sostenute. Anche il passeggero può contare su una situazione favorevole a bordo, il che rende questa moto un’ottima scelta anche per chi vuole vivere la propria passione in coppia. Da un punto di vista dinamico, la prima caratteristica ad emergere è senza dubbio la facilità, intesa nell’accezione migliore del termine. La Tiger è facile in città, dove le manovre nel traffico non sono mai un problema; facile da portare a spasso tra le curve, merito di geometrie equilibrate che premiano la guida rotonda. Facile da “scatenare”, grazie al carattere frizzante del motore, che sebbene sia stato in parte addomesticato rispetto alla gamma 900, non perde tonicità e muscoli, con un piacevole effetto fionda ogni volta che si apre il gas. Non c’è dubbio, davvero un cuore d’oro il tre cilindri di questa Sport. Un’unità che conquista subito, con il suo equilibrio e la grande elasticità.

Soltanto quando si esagera andando a cercare una guida aggressiva e spigolosa (non proprio affine, quindi, alla filosofia del mezzo) questa Tiger mostra il fianco, lasciando avvertire un eccessivo trasferimento di carico nei cambi di direzione più spinti, soprattutto col serbatoio pieno. In compenso, freni e sospensioni fanno un gran lavoro (molto comodo il comando remoto per la regolazione del precarico posteriore), digerendo bene anche gli strapazzi, senza patire le mutevoli condizioni d’uso. Peccato, invece, per il leggero delay nell’attivazione del quadro strumenti al momento dell’accensione, piuttosto fastidioso quando si va di fretta.

Una considerazione, infine, sulle gomme di primo equipaggiamento: gli ottimi Michelin Anakee, se da un lato esaltano al massimo la versatilità di questa inglesina agevolando qualche facile escursione in off-road, dall’altro, ne limitano un po’ le doti stradali rispetto a coperture più votate all’asfalto. Il suggerimento, quindi, per chi non pensa di frequentare spesso sentieri polverosi, è quello di provare a optare per pneumatici diversi, maggiormente “road oriented”. In conclusione, prima della corsa all’iperspecializzazione dei listini, la versatilità era un aspetto più scontato nella produzione di serie. Oggi, invece, le moto a 360° sembrano quasi fiori bianchi in un campo di papaveri. Ad eccezione delle crossover non specialistiche come questa Tiger 850 Sport, un’inglesina da amare 365 giorni all’anno!

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