The Test: Yamaha XSR125, voglia di semplicità

The Test: Yamaha XSR125, voglia di semplicità

Una moto che risulta essere un'ottima scelta per chi possiede la patente B, piccola e curata come le sorelle maggiori

19 ottobre 2022

Contro il logorio della vita moderna. Più la vita di tutti i giorni si complica, più cresce la voglia di semplicità: faro tondo, sella tuck and roll, motore in bella vista, casco in testa, e via! La Yamaha XSR125 - stessa base tecnica della naked MT 125 e della carenata R125 - è la nuova proposta dei Tre Diapason dedicata ai giovanissimi, che vogliono esordire nel mondo delle due ruote all’insegna del “modern-classic”.

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XSR125, bella da vedere


Ma anche un mezzo che può rappresentare un’alternativa stilosa e interessante per chi, magari possessore della sola patente B, cerca qualcosa di diverso dal solito scooter per i propri spostamenti urbani. Anche perché, diciamolo subito: questa è una moto piccola, ma non “da piccoli”. Nel senso che dimensioni e proporzioni, molto ben congegnate, rendono credibile la XSR anche quando a cavalcarla non è necessariamente un sedicenne. Insomma, chiunque può saltare in sella a questa ottavo di litro con serenità, senza temere il tipico effetto “toy-bike” sempre poco gradevole.

Il look è classico, alla moda, di tipo minimalista. Le grafiche sono azzeccate, così come le combinazioni cromatiche su base rossa, gialla e nera. Globalmente, la XSR125 è bella da vedere e sa come attirare gli sguardi, grazie a un approccio stilistico che - molto probabilmente - ritroveremo anche sulle sorelle “big” di prossima generazione, XSR700 e XSR900.

A spingere la moto è un piccolo ed efficiente monocilindrico da 125 cc a 4 valvole raffreddato a liquido (euro5) che eroga una potenza di 11 kW, il massimo consentito nella categoria con patente A1. Grazie al sistema Variable ValveActuation di Yamaha, l’erogazione ai regimi medio/bassi risulta robusta, senza andare a scapito di un allungo frizzante lungo l’intera scala del contagiri (ovviamente, rapportato al fatto che stiamo sempre parlando di una ottavo di litro). Tra gli elementi tecnici di spicco, vanno citati il telaio Deltabox con due longheroni che corrono in linea retta dalla testa dello sterzo al perno del forcellone, la forcella USD da 37 mm a steli rovesciati, i fari anteriori e posteriori full LED, e la strumentazione LCD circolare. Belli, funzionali e leggeri i cerchi in lega a 10 razze, che calzano pneumatici 110/70- 17 e 140/70-17. Compatta, ma anche completa e ben leggibile, la strumentazione (a cui, però, manca l’orologio. Che su una piccola “cittadina” non dispiacerebbe avere).

Comoda e vivace


A un’analisi ravvicinata, la posizione di guida risulta improntata alla massima immediatezza. Geometrie, ergonomia, tutto sembra studiato nel minimo dettaglio per essere facile e instillare fiducia. La seduta è comoda; confortevole, l’imbottitura della sella. Basse e poco arretrate le pedane. Il manubrio, alla giusta distanza, permette di tenere le braccia distese in maniera naturale. In poche parole, la classica moto a cui si da subito del “tu”. Grazie alle dimensioni ridotte, al peso di 140 chili in ordine di marcia, e alla facilità di piantare saldamente i piedi a terra, poi, le manovre da fermo sono un gioco da ragazzi.

Una volta in azione, pur essendo una entry level nel senso più puro del termine, la XSR125 mostra subito il tipico DNA Yamaha. Incredibile come la Casa giapponese non dimentichi mai di infilare nelle sue moto una bella miscela di spezie piccanti. Sin dai primi chilometri emergono forte e chiaro la vivacità dell’erogazione e la resa di una componentistica, sicuramente semplice, ma globalmente sana: le staccate non saranno quelle di una supersportiva e le sospensioni mostrano i tipici limiti del segmento, ma la ciclistica lavora bene, le reazioni della moto sono sempre prevedibili, e la precisione tra le curve non manca. Al resto pensano la spiccatissima agilità e la citata frizzantezza del motore, che anche grazie al cambio, sempre morbido e preciso negli innesti, si lascia tirare il collo molto volentieri in accelerazione, quando si snocciolano via le marce una dietro l’altra. E a proposito, andando a briglia sciolte, la velocità massima letta sulla strumentazione è stata di 123 km/h.

In conclusione, bella, modaiola, centrata nella dotazione tecnica e nella resa dinamica. Una moto “easy go” che guarda ovviamente ai giovanissimi, ma anche all’utenza urbana di ogni età. L’esborso richiesto è di 4.499 euro, nel complesso abbastanza coerente con l’offerta. Peccato soltanto per alcuni particolari, come i cavi “a vista” (in particolare in zona manubrio), le plastiche dei blocchetti e le leve non regolabili, che tolgono pienezza all’accento premium messo in campo con questo progetto.

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